La presidente Paola Pasqualini: “La morte della bambina di Palermo ci ricorda che le malattie prevenibili non sono scomparse. La fiducia nella scienza e nel rapporto con i medici è il primo presidio di salute”.
L'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Grosseto interviene in merito al caso della morte di una bambina di quattro anni, ricoverata in ospedale a Palermo con un quadro clinico riconducibile alla difterite, riportando l’attenzione su una malattia che in Italia è diventata rara proprio grazie alla diffusione delle vaccinazioni. Secondo le prime informazioni rese pubbliche infatti – in attesa degli accertamenti definitivi delle autorità sanitarie e giudiziarie – la bambina non sarebbe stata vaccinata per scelta dei genitori, che avrebbero rifiutato l’immunizzazione sulla base del timore (infondato) di un possibile legame tra vaccini e autismo. «Una convinzione, come confermato da decenni di studi scientifici, non sostenuta da alcuna evidenza – ricorda Paola Pasqualini, presidente dell'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Grosseto –. La notizia della morte della piccola ci addolora profondamente. Di fronte a una tragedia che coinvolge una bambina e una famiglia, l’Ordine esprime innanzitutto vicinanza ai familiari e agli operatori sanitari, sottolineando al tempo stesso la necessità di una riflessione. Non spetta a noi anticipare le conclusioni degli accertamenti in corso, ma questo caso ci ricorda con forza una verità fondamentale: le malattie prevenibili attraverso la vaccinazione non sono affatto scomparse, sono diventate rare perché, nel tempo, milioni di persone sono state protette. Quando la protezione individuale e collettiva si indebolisce, però, il rischio può tornare a manifestarsi».
La difterite, infatti, è ancora un’infezione batterica grave e contagiosa che nei casi più gravi può condurre alla morte. «È stata proprio la vaccinazione a modificarne la storia – ricorda Paola Pasqualini –: in Italia i casi sono diventati eccezionali e l’ultimo decesso per difterite risaliva al 1991. Proprio per questo, tuttavia, molte persone non hanno più esperienza diretta della sua pericolosità e possono essere portate a considerarla una minaccia appartenente al passato. Il successo dei vaccini rischia paradossalmente di renderne meno visibile il valore: le nuove generazioni sono cresciute in un contesto nel quale alcune malattie infettive non fanno più parte dell’esperienza quotidiana. Ma l’assenza di casi frequenti non significa che l’agente infettivo sia stato necessariamente eliminato, bensì che la prevenzione ha funzionato. Il vaccino contro la difterite è incluso nel vaccino esavalente previsto dal calendario vaccinale italiano nei primi mesi di vita, insieme alle protezioni contro tetano, pertosse, poliomielite e epatite, e il ciclo primario è seguito da richiami, indispensabili per mantenere nel tempo una protezione adeguata. Una copertura elevata contribuisce a ridurre la circolazione degli agenti infettivi e offre una protezione indiretta anche alle persone che, per specifiche condizioni cliniche, non possono essere vaccinate o non riescono a sviluppare una risposta immunitaria sufficiente. Vaccinarsi, infatti, significa prendersi cura di sé, ma anche degli altri – conclude la presidente dell’Ordine dei medici di Grosseto –. È un atto di responsabilità nei confronti dell’intera comunità e in particolare dei più vulnerabili. La prevenzione vaccinale è uno degli esempi più concreti di come una scelta individuale possa produrre un beneficio collettivo. Invitiamo le famiglie a non affidarsi a contenuti privi di riferimenti scientifici. In caso di dubbi o timori, gli interlocutori cui rivolgersi devono essere il medico di medicina generale, il pediatra di libera scelta e i professionisti dei servizi vaccinali, in un rapporto di ascolto e fiducia».